Verso la fine dell’ottimo libro che sto leggendo (Riempire i vuoti, Guido Bosticco, Ibis, 2007) Guido Bosticco delinea in maniera chiara quali sono gli strumenti del discorso politico per creare consenso presso il proprio uditorio, cercherò di esporli brevemente.
Bosticco sottolinea che l’acquisizione del consenso viene favorita da un clima di emergenza prodotto ad arte. Dice:
La campagna elettorale è un’emergenza, l’obbligo di approvare una certa legge per tempo è un’emergenza, la guerra al terrorismo è un’ emergenza [...]. Solo così i citaddini elettori sono disposti a cedere sovranità senza pensare a chi la stanno cedendo. Nell’emergenza (creata ad arte ed in continuazione) cala l’analisi critica e aumenta la voglia di delegare il “meno peggio” a prendere le decisioni. [...] si delega con il cuore e non con la mente e il potere è una categoria del cuore.
Poi parla delle parole-chiave:
[...] concetti semplici e ricorrenti che servono a disegnare scenari futuri o a delegittimare e contrastare gli avversari. Le parole-chiave sono anche parole d’ordine: esse invitano implicitamente all’azione, sia essa il voto, sia la manifestazione in piazza [...]. Le parole-chiave sono spesso frutto di vere e proprie indagini di mercato sui gusti dei cittadini e sulle loro aspettative, altre volte sono messe in campo dai media che raccolgono, ricostruiscono e rilanciano temi del sentimento popolare o, al contrario, esigenze della classe dirigente.
Per giunta queste parole chiave sono svuotate del loro significato caratteristico. Un’altra cosa che il discorso politico fa è eliminare dal campo le dinamiche contrastanti, così le chiama Bosticco, marginalizzandole, attribuendogli poca importanza. L’ultimo strumento che il discorso politico ha per creare consenso è l’uso sapiente dell’immagine del leader, studiata ad arte per creare e diffondere un senso di sicurezza ed affidabilità; per non parlare poi dell’illusione del dialogo con i propri elettori che un politico che si definisca tale deve sempre creare.
Allora, che ne pensate?