In tempi di crisi dell’emotività “conviene” ancora investire affettivamente in qualcuno? La rispostà è sì, ma con qualche riserva che cercherò di spiegare nel prosieguo del post.
Siamo in crisi economica certo, ma anche dell’emotività. Quello che facciamo giorno dopo giorno è trascinarci in una routine fisica e mentale logorante, senza un briciolo di consapevolezza su quali sono i motivi che ci spingono a fare le cose che facciamo, a sentire le cose che sentiamo. Non c’è chiarezza nella nostra esperienza.
Siamo emotivamente incapaci di capire affondo i nostri bisogni, e li frustriamo incessantemente con nuove relazioni disfunzionali che non fanno altro che aggiungere sofferenza al sacco emotivo che ci portiamo dietro dall’infanzia.
Ma cosa vuol dire investire emotivamente in qualcuno? Vuol dire condividere con quella persona le cose che ci fanno entusiasmare, o per meglio dire condividere l’entusiasmo che abbiamo in modo che anche lei si senta trasportata. Vuol dire aprirsi raccontando delle esperienze dolorose in modo che l’altro possa capire meglio noi ed il nostro passato e stare ad ascoltarlo con empatia quando lui/lei ci vuole rivelare qualche sua fragilità non additandola subito come una debolezza. L’investire affettivamente ha anche a che fare col curare l’altro e la relazione in modo che evolva, fargli sapere con gesti e parole che lo consideriamo importante, dargli le giuste attenzioni. In sostanza però investire emotivamente su qualcuno è condividere il tuo centro, le tue positività, in modo da attuare una comunicazione profonda, non solo a livello logico/razionale, ma anche a livello emotivo e di relazione, con quegli indicatori di cui parlavo poco sopra che fanno sapere all’altro: “Per me sei importante”.
Anche una piccola comunicazione, un piccolo gesto di gentilezza, può essere considerato un’apertura emotiva verso l’altro e quindi un investimento emotivo che stiamo facendo verso l’altra persona, ma se questa apertura viene frustrata da qualcosa, l’altra persona può ritrarsi. Ed a furia di ritrarsi si perde la voglia di avvicinarsi all’altro, e si crea distanza. Bisogna però capire bene, nel momento in cui compiamo il gesto, il carico emotivo e le aspettative che riponiamo in esso, ed anche che l’altra persona potrebbe non capirlo, potrebbe semplicemente reagire in un modo diverso da quello che prevedevamo nella nostra testolina, o potrebbe semplicemente non farsene nulla.
Dobbiamo quindi avere un confine e sapere quando ne vale la pena, e quando no. Quando ci siamo esposti troppo senza trovare riscontro e di conseguenza ne siamo stati frustrati. Costruire relazioni con un amico/a o con un partner richiede consapevolezza di come si è veramente (e non di come pensiamo di essere) e del proprio carico di traumi e sofferenze, e questo da entrambi i lati, e forse è questo il “guaio” maggiore, perché cercare di spiegare le reazioni alla relazione che si percepiscono al livello della comunicazione e dello stare insieme è una cosa difficile, molto difficile.
